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02.07.2013
EMILIA-ROMAGNA
Il museo tattile di Bologna sbarca in Giappone

BOLOGNA. L'arte è finalmente a portata di mano: l'esperienza del museo tattile, che raccoglie una serie di opere visive tradotte in bassorilievi, supera i confini italiani e arriva in Giappone. Bologna è all'avanguardia in questo senso: il museo Anteros, dell'Istituto Ciechi Cavazza, è una delle strutture più innovative del mondo, tanto che questa settimana un gruppo di ricercatori è arrivato direttamente dal Giappone per studiare le metodologie utilizzate. In autunno verrà inaugurata una struttura gemella a Tokio: 'Sono stati acquistati molti dei nostri dipinti ' spiega Loretta Secchi, direttrice di Anteros ' mentre altre opere giapponesi sono state prodotte appositamente per il museo di Tokio'. Il progetto è frutto di una collaborazione che dura dal 2001, quando a Bologna è arrivato il professore Susumu Oouchi, responsabile del Dipartimento per la disabilità visiva dell'Istituto nazionale per l'educazione speciale del Giappone. Così, è iniziato un lungo percorso di osservazione delle funzioni educative del museo: 'Il nostro scopo è diffondere la conoscenza dell'arte anche ai non vedenti in Giappone ' racconta il professor Oouchi ' In questo momento c'è molta ignoranza: per noi questa può essere una grande occasione'.

A Bologna, l'esperienza è attiva ormai dal 1999: gli spazi di Anteros mettono a disposizione delle persone non vedenti o ipovedenti una serie di dipinti, da ammirare semplicemente con il movimento dei polpastrelli. 'Il nostro lavoro è sì una traduzione delle opere in bassorilievi, ma è anche una ricerca sulle soglie tattili e sui comportamenti percettivi delle persone non vedenti congenite, acquisite e anche ipovedenti', continua Loretta Secchi. In tutto una quarantina di opere tattili, accompagnate dalle spiegazioni in braille (per non vedenti) o in caratteri ingranditi (per ipovedenti). Si tratta di capolavori pittorici medievali, moderni e contemporanei, con una particolare attenzione alle opere rinascimentali. 'L'Ultima cena' di Leonardo da Vinci, la 'Deposizione' di Caravaggio, la 'Nascita di Venere' di Botticelli' Queste solo alcune delle famosissime tele esposte al museo. 'Rendere toccabili le immagini significa comunicare anche il loro lato filosofico e psicologico ' afferma Secchi ' è questa la complessità della visione. La pittura è narrazione: per comprenderla a fondo è necessario un processo educativo molto articolato'.

Quando il non vedente entra nel museo, ha bisogno di essere orientato: per questo, a disposizione ci sono guide che aiutano il visitatore nel processo che va dalla percezione, al riconoscimento del soggetto, fino all'interiorizzazione del valore estetico. Inizialmente, le mani vengono guidate nei movimenti, e solo successivamente, a seconda dei comportamenti percettivi e cognitivi della persona, viene lasciata una certa autonomia, per far sviluppare competenze proprie. Ogni anno, il museo conta almeno 3 mila visitatori: molti di loro reiterano il loro ingresso, perché seguono percorsi di educazione estetica. 'Organizziamo anche corsi di conoscenza delle opere, e dei sistemi di rappresentazione ' conclude Secchi ' E per chi fosse interessato, mettiamo a disposizione anche laboratori di modellazione'.

di Alice Facchini
Redattore Sociale del 01-07-2013



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