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30.08.2017
ITALIA
Il verde accessibile: per una “Horticultural for all”

Pubblichiamo una sintesi di “Il verde accessibile”, un articolo presentato da Beatrice Marucci, agronoma socia di Cerpa Italia onlus, all’ultimo congresso nazionale del Ciriaf (Centro interuniversitario di ricerca sull’inquinamento e sull’ambiente) e al meeting internazionale dell’Intbau (International network for traditional building, architecture & urbanism).

L’analisi di componenti, percorsi o elementi diversi che costituiscono le aree verdi in generale, rivisti sotto il profilo della fruibilità a prescindere dalla condizione psico-fisica dell’individuo, permette di affrontare il tema più generale della qualità della vita, dell’estetica dei luoghi e della sostenibilità sociale e ambientale degli interventi pubblici o privati. L’accessibilità non è la protesi ortopedica da aggiungere a un progetto architettonico o urbano, ma è parte integrante della soluzione progettuale, obbiettivo primario di un intervento di qualità. Le indicazioni su accessibilità e accesso al verde vengono dibattute semplicemente all’interno degli uffici comunali o tra le varie associazioni del mondo della disabilità, mentre è opportuno farne partecipe anche chi deve quotidianamente affrontare lo spazio pubblico da un punto di vista progettuale, attuativo e soprattutto gestionale. Sembra impossibile stimolare una sensibilità nuova nell’affrontare il lavoro e considerare che la città, ad esempio, non è frequentata solamente secondo le nostre individuali modalità ma è percorsa, sia per necessità che per piacere ricreativo, da categorie di cittadini e visitatori che potrebbero non averne la totale libertà di fruizione. Nell’immaginario collettivo tendiamo ad associare sempre il concetto di disabilità alle persone costrette all’uso della sedia a rotelle; ma le disabilità sono di varia natura e tanti sono i loro gradi. L’approccio alla progettazione o anche a semplici interventi manutentivi deve essere meditato considerando le esigenze di chi ha difficoltà di movimento e percezione. Provare a immedesimarsi nelle limitazioni altrui è un utilissimo esercizio mentale, una specie di rendering che porta alla visione della soluzione di problemi sottovalutati. Nella progettazione esistono ovviamente vincoli tecnici e l’abbattimento delle barriere architettoniche è uno dei primi passi da attuare. Si tratta di capire ed eventualmente cambiare la destinazione dei luoghi, favorendo i caratteri storici, naturali e sociali.

Quando si parla dello ”stato” del verde in Italia l’unico parametro usato è quello quantitativo, ma parlare in termini di metri quadri presenti in un territorio non identifica la qualità del verde. Infatti così non si tiene conto dello stato, della fruibilità e dei suoi benefici sociali; tanto meno indica le modalità di gestione e i problemi legati alla sicurezza e al degrado anche sociale. L’aumento della popolazione in età avanzata, portatrice di numerose patologie di carattere degenerativo, il numero considerevole di persone colpite da infortunio (limitazioni nella mobilità), le donne in gravidanza ma anche genitori e nonni alle prese con carrozzine o passeggini, i lavoratori che devono movimentare dei carichi o semplicemente la spesa con il carrello dimostrano come l’abbattimento delle barriere architettoniche sia di fatto un modo di generare un approccio definito negli Usa “Universal design”, mentre in Europa è “Design for all”: una progettazione valida per tutti che si occupa degli aspetti sinergici della progettazione. Seguendo questo pensiero noi potremmo lanciare una “Horticultural for all”, senza però travisare il significato del termine anglosassone col tradurlo banalmente in “ortoterapia”, ma anzi enfatizzando il valore della cultura del verde che è il suo vero significato, dando ad esso un valore largamente culturale invece che strettamente terapeutico, aprendone dunque la fruizione a tutti e non solo ad alcuni. Ma non basta realizzare o rendere un percorso “verde per tutti”, va poi inserito in contesti di fruibilità con confini normativi, leggi e regolamenti, dove il vero spartiacque è la sensibilità sociale verso questi temi. Un attenzione ai mezzi e ai rimedi cosciente del fatto che i beni naturali siano beni comuni a tutte le persone e come tali debbano essere accessibili e fruibili indistintamente per tutti. Le nostre bellezze paesaggistiche sono il motore del turismo del nostro Paese: siamo passati dal “Grand tour” dei secoli scorsi a un turismo di massa come evasione dal mondo del lavoro per società stanziali. L’accessibilità va considerata come una rete integrata specificamente concepita per il territorio che apre nuovi orizzonti di sviluppo in molti settori con il coinvolgimento di diversi attori pubblici e privati in qualità di portatori d’interesse, attraendo una società inclusiva che possa sostenere un turismo accessibile. Rendere accessibili in senso strettamente sensoriale e motorio luoghi deputati a periodi di vacanza è un ulteriore modo di ampliarne la capacità di accogliere un maggior numero di utenti, i quali passeranno parola così da raggiungere e potenziare il ruolo dell’uomo a guardia del suo territorio.

Ora anche nel nostro Paese esistono realtà diverse, che con grandi sacrifici logistici e progettuali danno ampia evidenza all’aspetto multisensoriale del verde, riuscendo a offrire e rispettare un approccio multisensoriale del verde utilizzando un metodo multidisciplinare. L’accessibilità dei diritti passa attraverso l’accessibilità dei luoghi: a dimostrazione di questo concetto, le esperienze del Parco sensoriale del serafico di Assisi oppure del Parco del sorriso (area di pertinenza del residence Daniele Chianelli dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia) ne sono un grande esempio. Non va tralasciato l’esempio di “Autistici & Giardinieri” realizzato presso il parco della sede centrale della Luiss di Roma: accessibilità altamente inclusiva per giovani adulti in un contesto strettamente urbano (www.pernoiautistici.com); oppure il grande servizio offerto dalle mamme blogger di Parchi per tutti, che aggiornano sui più svariati aspetti della gestione e frequentazione dei parchi coinvolgendo gli utenti stessi.

„Barrierefreiheit ist keine orthopädische Prothese, die man zu einem architektonischen oder städtebaulichen Projekt einfach dazu tun kann, sondern ein fest integrierter Teil der Projektierungslösung und damit Grundprinzip für einen Eingriff mit Qualität.“ Der interessante Beitrag zum barrierefreien Grün wurde von der Agronomin Beatrice Marucci (Mitglied vom Cerpa) bei der nationalen Tagung des Ciriaf und beim internationalen Meeting von Intbau vorgestellt.

Photo credit: Chris White


Tags: accessibilità |  beatrice marucci |  aree verdi |  verde | 



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